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Assicurare un rischio o assicurarsi un profitto?

L’assicurazione poggia le proprie basi sul principio della mutualità. Essa rappresenta la relazione di solidarietà che si instaura all’interno di una comunità fra chi vive l’esperienza del danno e chi invece non ne è colpito. In un gruppo di persone, grazie alla mutualità, si crea una situazione di giustizia sociale per mezzo della quale chi è colpito da un evento negativo ha la possibilità di vedersi risarcire il proprio danno grazie alle risorse messe a disposizione da chi, appartenente al medesimo gruppo, non subisce l’evento; questo è il senso originario dello strumento assicurativo.

Nel corso degli anni ed arrivando ad oggi, il senso della mutualità nel mondo assicurativo si è via via affievolito. Le compagnie assicurative sono cresciute e si sono trasformate in colossi sempre più grandi con l’interesse ad aumentare il proprio business ed acquisire fette di mercato.

Quello assicurativo infatti è un settore sempre più concentrato, in cui pochi operatori detengono la maggioranza del mercato; basti pensare che dai dati IVASS risulta che negli anni 2005-2014 il numero di imprese costituenti il mercato assicurativo italiano si è gradualmente ridotto del 30%. Nel ramo vita si registrano una quota detenuta dai primi cinque gruppi assicurativi pari al 58,6% ed una quota detenuta dai primi dieci gruppi pari all’80%; nel ramo danni le quote di mercato registrate dai primi cinque e dai primi dieci gruppi assicurativi sono pari, rispettivamente, al 71,7% ed all’86,5%.

Si denota inoltre un’altra tendenza preoccupante che è quella della “finanziarizzazione dei prodotti”: ne sono un esempio lampante le neonate polizze “unit linked”, composte da quote di fondi di investimento senza capitale garantito. Seppur mantengono una quota di mercato di solo il 15% dei premi complessivi, nel 2014 hanno fatto registrare un preoccupante trend di crescita (+30%). Lo stesso Rossi, presidente dell’IVASS, ha spiegato in un suo intervento che le assicurazioni “si spostano dalle polizze vita tradizionali, con garanzia di rendimento minimo, verso prodotti privi di quella garanzia, che non appesantiscono il conto economico e inoltre assorbono meno capitale”.

Terza area critica è quella relativa ai servizi all’utente: l’abusivismo assicurativo, compagnie che propugnano prodotti falsi, inattendibilità dei siti comparativi che sono incompleti sia dal punto di vista della vastità dell’offerta che delle condizioni contrattuali, inefficienze nella liquidazione dei sinistri e anomalie sulla tariffazione delle polizze, sono i principali oggetti dei reclami effettuati dai clienti assicurativi.

Per tutta questa serie di motivi, riteniamo fondamentale ridestare un sentimento di mutualità partecipata grazie ad un processo di trasparenza e di chiarezza nei confronti degli assicurati; non solo, fondamentale è anche che ci sia reale consapevolezza tra chi decide di crearsi una forma di previdenza complementare rispetto ai prodotti ad alto contenuto speculativo – finanziario. In un settore oligopolistico come questo, l’azione del controllore della concorrenza gioca inoltre un ruolo cruciale a tutela del consumatore.